Alla fine del XVII esimo
secolo i viaggiatori obbligati ad attraversare il paese di Vaud, percorrevano
la strada tremando. Dovunque, si
racconta di imboscate a mano armata, di
persone scomparse o di sventurati trovati morti sul margine dei sentieri.
A quel tempo, la Svizzera
protestante rappresentava un rifugio
per tutti gli stranieri perseguitati per motivi religiosi nel loro paese. Si tratta, per la maggior
parte, di persone onorabilissime, molti infatti hanno lasciato numerose tracce
positive nella regione, ma anche di parassiti per i
quali la Riforma non è che una occasione di brigantaggio.
L’ultima ondata di questi
emigranti, quella dei camisardi, arriva verso il XVIII esimo secolo.
Giungono da Hautes-Cévennes dove i dragoni del re Luigi XIV li hanno obbligati
a sparpagliarsi nel deserto delle "Causse cévenolles".
La prima accoglienza in
Svizzera è molto amichevole. Sventuratamente essi sono troppo aggressivi per i pacifici Valdesi. La
loro ragione è valida, ma la difendono con una tale violenza che offende
profondamente i misurati valdesi e, ben presto, vengono esclusi dalla vita
normale verso la misera condizione dell’emarginazione. Questa situazione
deplorevole li mette in contatto con i peggiori soggetti del paese e li si
vede, ben presto, compromettersi con tutti i tipi di affari loschi.
D’altro canto,
l’amministrazione bernese non fa molto per tenerli a bada. Essa, abitualmente
così cavillosa, sembra aver chiusi gli occhi su queste storie di brigantaggio.
Il motivo di questa curiosa
attitudine è politica:Nel 1703 il re di Francia, innervosito dagli intrighi di
Vittorio Amedeo di Savoia, dà l’ordine di disarmare le sue truppe. Il duca si
ribella e si allea con l’Imperatore. La riva sinistra del Lemano si trova quindi al bordo della
guerra. Per la Svizzera, e soprattutto per Ginevra sventuratamente situata nel
bel mezzo del conflitto, ci si adopera
per evitare il cattivo umore dei
due belligeranti.
Ecco giunto il tempo della
prudente neutralità e della diplomazia sulla punta dei piedi.
Or dunque, i rifugiati
camisardi, nemici giurati del re Luigi XIV, trovano in Savoia molta benevolenza
ed amicizia. La polizia bernese si sforza
di non infastidirli troppo.
Ben inteso,i camisardi ne
approfittano.Ben presto di notte ,come di giorno,per mare e per terra non ci
sono che saccheggi, assassinati
abbordaggi di barche in pieno lago, attentati sempre più audaci.
Fra le numerose storie di briganti che i Valdesi si sono tramandati a bassa voce per tutto il secolo, con dei particolari terrificanti, c’è quella di Dantal, un pirata che infierì sul lago più di duecento anni fa, tra il 1703 e il 1705.

Il pirata Dantal
imaginato da O.Gonet
Dantal era figlio di un
ammiraglio savoiardo che, quindici anni
prima, aveva potuto rifugiarsi contro pagamento, con tutta la sua flotta, nei
porti bernesi. (Una altra storia curiosa di battelli che ho già raccontato
altrove.)
Ma sembra che le Loro
Eccellenze non gli avessero pagato tutto ciò che gli era dovuto e delle ombre
di rancore agitavano ancora la famiglia. Il figlio dell’ammiraglio, un ragazzo
molto irrequieto e dalla dubbia reputazione, colse il pretesto per lanciarsi
nell’avventura “camisarda”. Egli riunì intorno a lui una trentina di rifugiati
protestanti e savoiardi, ben decisi ad impossessarsi con la forza di quello che
serviva a finanziare i loro foschi progetti politici.
A quel tempo, i banchieri
ginevrini, già molto conosciuti e discretamente ricchi, si occupavano, per i
loro clienti francesi, di trasportare i fondi destinati all’armata di Vendòme
in Italia attraverso il Lemano e le Alpi Vallesi. Ma i Savoiardi su una riva e i camisardi sull’altra, rendevano
l’attraversamento del lago molto pericoloso. Il piccolo esercito di Dantal, in
particolare, rendeva la vita dura ai poveri banchieri.
La più fruttuosa delle
imprese nella quale il pirata e i suoi compagni si trovarono immischiati,
comincia il 19 ottobre del 1705.
Quel giorno, una vedetta
appostata a Ginevra segnala il prossimo passaggio di un convoglio francese
sulla riva destra. Ricevuta l’informazione e per predisporre un piano, Dantal
riunisce i suoi uomini in una sala dell’ "Hotel de la Couronne" a
Morges.

Litografia antica anonima
La sera stessa alcuni di
loro si imbarcano su un solido battello da pesca ormeggiato nel porto. Prendono
il largo al tramonto, navigando lungo la costa nella brezza dalla sera, poi, a
notte fatta, fanno un primo scalo vicino alla città, sulla spiaggia che limita
la scura foresta di "Boiron".
Là il resto della truppa
attende con le armi. Si riconoscono, bisbigliando, si imbarcano rapidamente e
riprendono il largo.
È fine autunno, il tempo è
coperto. Il battello si addentra nell’oscuro silenzio di una notte piovosa.
Silenziosamente, alla velocità delle sue vele, scivola verso "le
Petit-Lac". Qualche chiarore si intravede attraverso la pioggia, è Rolle
che sparisce ben presto nella notte. Ecco ora il lungo tratto scuro delle
foreste di "Promenthoux", la luce tremolante di un cascinale isolato.
Poi c’è Nyon. Il battello si avvicina
alla costa, gli uomini riconoscono vagamente lo spettro immobile del castello
gotico che si erge sopra la piccola città addormentata. Il vento si rinforza, il
veliero continua la sua corsa nell’oscurità. Doppia Coppet rasando le case.
Infine il battello approda su una spiaggia di ciottoli in piena campagna.

Nyon
Litografia antica anonima
La strada per la quale passerà il convoglio è là, vicinissima, dietro gli alberi.
Comincia a spuntare il
giorno, i pirati si preparano all’imboscata. Alcuni si nascondono fra i
cespugli, gli altri si accovacciano nei fossati. L’attesa comincia.
E’ molto lunga, le ore
trascorrono, si vedono passare dei contadini, la forca in spalla, una mandria
di vacche tintinnanti, un grosso carro di fieno, alcune brave donne che vanno
al mercato di Coppet scambiandosi le
loro confidenze di donne..nessuna traccia di banchiere ginevrino.
La mattina
passa….niente….Mezzogiorno suona al campanile di Versoix.
È chiaro che il convoglio
non passerà per oggi. Dantal richiama i suoi compagni e ritorna in riva al lago
mugugnando.
Nel frattempo la tramontana
si è levata sul lago, il tempo si è aperto, il sole illumina un magnifico
paesaggio autunnale.
La decisione è subito presa:
attraverseranno il lago, per tentare la fortuna sulla costa savoiarda e ritorneranno l’indomani mattina.
In meno di un’ora, eccoli al
largo d’ "Hermance".
Dantal fa approdare e sbarcare.
Poi dà semplicemente l’ordine di andare a saccheggiare il villaggio! Ciò sembra
incredibile, attaccare in pieno giorno e con un veliero un placido villaggio
del Lago! È pertanto ciò che fanno e senza nessuna delicatezza. Qualche ora più
tardi, i pirati riprendono il largo portandosi, come principale bottino, la
cassa dell’esattore!
Ora si deve trovare un alloggio confortevole per passare la notte. Dantal decide di risalire il vento fino a "Pointe d’Yvoire" e…di impadronirsi del Castello! Arrivano laggiù, sbarcano in molti e qualche minuto più tardi il proprietario e tutti i suoi sono cacciati a gran pedate. Poi i pirati, Tovagliolo al collo, si mettono allegramente a tavola davanti ad un fuoco scoppiettante. Dopo di che vanno a dormire con la pancia piena e l’animo sereno.

Il castello di Nernier
visto
da O.Gonet
L’indomani mattina, bisogna
ritornare sulla costa Svizzera per non perdere il passaggio del convoglio. È
ancora notte nel piccolo porto del castello, al chiarore delle lanterne, essi
si imbarcano sul veliero grondante di rugiada. Qualche imprecazione da pirati,
svegliatisi malvolentieri, e le vele vengono issate. Il battello si dirige su
Coppet.
È l’ora dei primi strasci di
luce nel cielo dell’alba. Una volta sulla costa svizzera, l’attesa ricomincia.
Verso le otto, infine, le vedette
scorgono due cavalli, che trainano un carro pieno di casse. Qualche uomo di
scorta: Jean de Sonnaz, cocchiere a Ginevra e cinque suoi compagni avanzano,
discutendo, la pipa in pugno, senza alcun sospetto. La tramontana ha migliorato
il tempo, i vignaioli sparsi sui poggi completano la vendemmia, una brocca è
sistemata sotto un albero tinto di rosso dal sole che sorge.
Ad un tratto, un uomo
mascherato balza davanti ai cavalli.
Alt !
I banditi spuntano da tutte
le parti. Baionette, grida. Sorpreso il cocchiere tira le redini e ferma i cavalli. I fucili lo minacciano, è
meglio arrendersi.
Una volta ripresa dal primo
stupore, la gente del convoglio prova a dialogare ma non c’è niente da fare.
Già i pirati scaricano le casse e le trasportano sul battello.
Parte un colpo.
Dantal ha tirato su uno dei
cavalli che si affloscia. Sulla collina, i vignaioli sussultano, poi si
raddrizzano per cercare di scorgere la strada tra i tutori della vigna. I
banditi si affrettano ad imbarcarsi. Le vele sono issate ed il battello prende
il largo.
Tutto è già finito,
l’attentato è perfettamente riuscito,
il bottino è considerevole: cinque casse che contengono ventimila luigi d’oro. Tutta la paga
dell’armata francese d’Italia.
Dantal fa il primo scalo nel
porto del castello di "Yvoire"
per spartire il bottino; poi disperde la truppa. Quanto a lui, riconduce
il suo battello la sera stessa nel porto di Morges.
Qualche giorno dopo, a
Berna, i camisardi si danno alla bella vita all’osteria della
"Cigogne" e all’ Hotel della "Croix-Blanche" .
Cosa straordinaria : malgrado le proteste veementi dei
rappresentanti francesi, gli autori di questa impresa non furono mai perseguiti
dalla polizia bernese.

Rolle
Antica litografia di anonimo
I camisardi non furono i soli ad assaggiare l’indulgenza bernese.
Anche numerosi valdesi si sono
compromessi in questo brigantaggio, come per esempio un certo
Jean-Pierre Blanchet, "banneret" della piccola città di Lutry.
Adolescente, eccolo già
lanciato sulle grandi strade dell’avventura:
preso possesso dei risparmi paterni, si adopera a sperperarli fino
all’ultimo soldo. Poi, finite le ricchezze, fa un po’ la spia, un po’ il
truffatore, spesso in fuga, ma sempre di buon umore.
Nel 1685 egli è diventato un
magnifico giovane, abbronzato dal sole dei grandi viaggi. I suoi amici sono
numerosi, le donne gli sorridono. Un giorno, sulla strada di
"Provence" riesce a sottrarre
una giovane dama, protestante e molto distinta, alla caccia che le davano i
dragoni del Re cattolico. Dopo molte avventure rocambolesche, la conduce in
Svizzera e la sposa ufficialmente.
Jean-Pierre Blanchet si
trova dunque sposato a Francoise
Colomb, signora di Lays, la quale porta una dote tale da permettere alla
coppia di acquistare il castello di Montagny, felicemente sito tra i vigneti,
sopra Lutry.
La vita dunque sembra
sorridere all’avventuriero. È il tempo dei piaceri, della caccia, della buona
cucina, del vino e delle fanciulle del villaggio. Tuttavia, la vita della
povera signora Blanchet, nata de Lays, non sarà che un triste calvario. Il
cattivo soggetto del consorte non può rassegnarsi al tran-tran quotidiano della
borghesia di Lutry. Il grande richiamo dell’avventura continua a fargli
turbinare le idee. Egli si crede nobile e conduce una vita così dispendiosa che
in due anni le sostanze della famiglia sono completamente ripulite.
Improvvisamente è il fallimento e gli espedienti per sopravvivere. Fa la spia
alle dipendenze dell’ambasciatore di Francia, si occupa dell’arruolamento di
mercenari per conto di un gentiluomo spagnolo e si mette in tutte le piccole
truffe che gli passano sottomano.
Ma la fortuna è con lui. Fra
i suoi innumerevoli amici ci sono molti alti funzionari bernesi e in
particolare il potente Podestà di Losanna, Sigismond Steiger, e questi non
esita a trarlo dagli impicci
risparmiandogli gli umilianti
contatti con la polizia. L’affetto dei
suoi amici è tale da farlo nominare "banneret di Lutry" poi
"assessore concistoriale"! Onorificenze considerevoli, incredibili per un uomo che l’amministrazione considera
per altro "un emerito briccone".
Sciaguratamente per lui,
Blanchet non riuscirà a porre limite alla enormità delle sue bricconate.
Una bella mattina d’estate del 1706 egli esce di casa, il fucile
in spalla, un vecchio cappello in testa. Annuncia a gran voce che va a caccia.
Ma in realtà discende verso Lutry, attraversa il villaggio e sbocca sul porto.
Tre barcaioli l’aspettano:
Bastian, Guex e Balissat.
Il loro battello è là, nei
pressi, ormeggiato al pontile. Blanchet dà l’ordine di salpare e di aspettarlo
all’albergo d’Ouchy. È tempo di tramontana, il lago si increspa sotto le
raffiche e, vento in poppa, il battello si allontana molto rapidamente.
D’altronde, Blanchet non si attarda a guardarlo. Egli raggiunge un altro uomo
nascosto sotto la grondaia di un granaio. È suo nipote, albergatore a
Villeneuve.

disegno di O.Gonet
Ambedue saltano a cavallo e
prendono il galoppo in direzione di Losanna. La tramontana solleva la polvere
della strada. Dietro una cortina di pioppi, le onde del lago si infrangono
sulle rocce della riva. Ma i due
cavalieri non badano a nulla, sfrecciano dritto davanti a loro e non rallentano
che per la salita attraverso i vigneti. Infine, dietro la
chiesa di "Saint-François", essi mettono piede a terra e vanno a
comprare della polvere e delle
cartucce nei piccoli negozi che si
stringono lungo il cammino. Poi, sempre in fretta, ritornano ai cavalli e con
essi, si precipitano giù dalle colline campestri fino a "Ouchy" ,
dove si fermano infine per entrare all’hotel della "Croix-Blanche",
tenuto dall’oste Matthey.

Lausanne
Litografia antica di anonimo
Proprio in fondo all’osteria
che odora di zuppa di cavolo e di barili di vino bianco, otto uomini aspettano
Blanchet e suo nipote.
Questi sono i camisardi.
Tra loro c’è il già noto
Flottard, l'alta siluetta di Vassalle e Aubert, un pericoloso partigiano
savoiardo.
Essi raccontano a Blanchet
che al massimo due giorni prima, una loro spia ha notato, nella rada di
Ginevra, il caricamento di una imbarcazione con destinazione Villeneuve:
tessuti preziosi, sacchi pieni di oro, cumuli di argento. Un vero tesoro,
spedito per conto del Re di Francia dal banchiere Hogguer.
Blanchet si lascia
prendere dall’entusiasmo.
All’improvviso, mentre i
pirati discutono ancora sul piano d’attacco, una delle loro vedette si
precipita nell’osteria: ha appena visto il battello ginevrino entrare nel
porto. Là, proprio sotto il loro naso .
Incredibile!
Ci si precipita alle
finestre: i marinai del banchiere
stanno compiendo le manovre di ancoraggio. Al largo la tramontana incalza, le
onde si sono fatte minacciose soprattutto per chi deve risalirle; giustamente
per mettersi al riparo quelli sono venuti a ormeggiare proprio accanto al
veliero di Blanchet!
Come se niente fosse, i
pirati spiano le più piccole mosse ed azioni dei marinai ginevrini, mentre questi, senza accorgersi di niente,
fumano placidamente sul ponte aspettando che il vento si calmi.
Passa il pomeriggio, arriva
la notte e il tempo non migliora. L’indomani mattina, infine, al sorgere del
sole, il lago sembra più docile.
Tosto la barca col tesoro
alza la vela e prende il largo!
Quattro camisardi, armati
fino ai denti, raggiungono i marinai del "banneret" che anch’essi salpano. Blanchet, quanto a lui, rimane a riva. Il suo ruolo, in
questa azione, è di prestare il battello e prendersi cura del bottino.
A vele spiegate, il suo
battello intraprende l’inseguimento. Ma la tramontana riacquista forza. Sotto
le violente raffiche, gli scafi si inclinano pericolosamente sulle onde. I
ginevrini, che non hanno motivo di diffidare, diminuiscono la velatura e
decidono di ritornare indietro, per mettersi al riparo, verso Cully.
La fortuna è dalla parte dei
camisardi. In una sola lunga bordata verso il largo, essi lasciano i ginevrini
molto indietro, poi virano e puntano sul castello di Glérolles dove aspettano
il passaggio del loro bottino.

Pirati sul lago Lemano
imaginati da O.Gonet
Alcune ore più tardi, la
tramontana di nuovo perde vigore e la barca del tesoro riprende il suo viaggio.
Eccola!
Essa costeggia la riva molto
serenamente con una velatura ridotta. E, al momento buono, i pirati le
compaiono dritto davanti.
È l’abbordaggio, sciabole in
pugno.
Giù le vele, arrendetevi!
Stupito l’equipaggio non si
difende neppure, mentre le due imbarcazioni derivano col vento, i pirati
trasportano il bottino a bordo. Poi tagliano tutti i cordami, spezzano i remi,
legano i marinai alle loro panche e, particolare divertente…fanno loro giurare
solennemente di non guardare in quale direzione si sarebbero allontanati!
Per maggiore precauzione,
fanno finta di dirigersi verso Saint-Gingolph. Ma non riescono a resistere
molto all’impazienza di palpare le loro nuove ricchezze. Velocemente, cambiano
direzione per avvicinarsi a Lutry dove Blanchet li aspetta.
Egli arriva da Losanna per
la strada maestra e scalpita d’impazienza sulla spiaggia. Da lontano grida loro
di ormeggiare sulla spiaggia di un suo
terreno vicino alla città. Qualche istante dopo, tutti si ritrovano e, nella
più grande animazione, comincia l’analisi del cumulo di oro e di argento
rubati.
Una mezza dozzina di
camisardi, che non hanno partecipato alla pazza impresa, si ricongiungono ai
loro amici. Delle bottiglie vengono stappate per celebrare il trionfo. Si
grida, ci si danno spintoni. Molti sacchi cadono all'acqua. I battellieri di
Blanchet dovranno tornare la notte successiva per ripescarli. Infine, il
bottino viene sbarcato poi esposto nel giardino per la divisione. Per prima cosa si accantonano 26 sacchi
destinati al Duca di Savoia . Blanchet si occuperà di nasconderli nella cantina del suo castello.
Dopo ciò il brigante pensa
di poter riprendere il ritmo placido della sua piccola vita borghese…ma questa
volta si è spinto troppo in là.
Le Loro Eccellenze bernesi non
chiuderanno più gli occhi. Esse non avranno nessuna difficoltà a ritrovare la
pista di Blanchet: il subbuglio, l’agitazione il via-vai di tutti quegli stranieri nel giardino di Lutry, sono stati
notati dai vicini e, malgrado il timore che incute il suo titolo di
"banneret", Blanchet verrà
denunciato, arrestato nel successivo autunno, torturato, ed infine decapitato
il 4 gennaio 1707.
Capitolo
V (la grande indigestione del lago Lemano)